Il primo render di una visione architettonica

Written by Lorenzo Troiano on. Posted in 3D rendering, Le nostre storie

Tatlin's TowerEra all’incirca l’inizio del XX secolo, quando all’ingresso di Postdamer Platz venne collocato un  cartello pubblicitario che annunciava la costruzione del Monumento alla Terza Internazionale di Tatlin, con tanto di immagine che lo rappresentava nel luogo in cui sarebbe dovuta sorgere.
In barba a questa previsione di li a poco venne costruito il Sony Centre.

Mentre la Torre di Tatlin, mai costruita, è destinata a rimanere un effimero tentativo di surclassare in maestosità la Torre Eiffel, i rendering delle “visioni architettoniche” di oggi esistono per un motivo simile: portare alla realtà ciò che viene costruito dall’immaginazione.

L’utilizzo dei rendering per scopi architettonici, pubblicitari, cinematografici, sta crescendo con il passare degli anni, anche grazie all’evoluzione delle tecnologie hardware e software che vengono messe a disposizione dalle case produttrici.
Tecnologie che permettono di ricreare situazioni vissute anche in realtà, ma che nella realtà e in quel determinato momento non potrebbero mai essere vissute.

La possibilità di ricreare cose, situazioni o ambienti non esistenti ha fatto si che il virtuale si sostituisse spesso alla realtà, basti pensare alle attuali pubblicità che portano il consumatore a conoscenza di prodotti e situazioni esistenti solo su carta, portando così al superamento di tutti i limiti fino a qualche tempo fa esistenti.

Aspetto non meno importante in questo campo è lo studio che viene prima della nascita di un immagine: idea, progetto, colori, luci… Un’immagine in grado di sostituirsi ad una fotografia deve essere il frutto di un perfetto connubio tra conoscenza del mondo digitale (il come) e del mondo reale (il cosa).

In conclusione, ricordando una citazione frequente di un mio professore universitario, progettare in modo interamente digitale “è come ascoltare le parole di un romanzo lette ad alta voce, mentre il leggerle sulla carta ci permette per un po’ di sognare a occhi aperti, di creare associazioni che superano quelle letterali delle parole stampate”.

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